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Cambia Valuta
> CASALI
D
urante l'età tardo-antica cominciarono a formarsi sul territorio di Bisceglie dei piccoli villaggi, chiamati
casali
. Essi erano costituiti da un casamento fortificato e cinto di mura, da un cortile centrale e da una chiesa con cimitero adiacente. Secondo la tradizione i casali dell'agro biscegliese furono nove. Nella seconda metà dell'XI secolo, quando mutarono le condizioni politiche ed economiche della regione, si formarono lungo la costa degli agglomerati urbani e piccole Diocesi per impulso dei Bizantini e dei Normanni. Pertanto, gli abitanti dei casali abbandonarono le proprie case per trasferirsi nelle sicure mura cittadine e a più redittizi mestieri.
I casali presenti nell'agro biscegliese sono i seguenti:
casale di Giano;
casale di Pacciano;
casale di Sagina;
casale di Zappino;
casale di S. Nicola;
casale di Cirignano;
casale di Salandro;
casale di S. Stefano;
casale di S. Andrea;
casale di Giano
È
ubicato al confine del territorio di Bisceglie con Trani, lungo la stessa strada che conduce al casale di Pacciano, a circa 3 km da questo e a 4 km dal centro urbano. Il riferimento al casale di Giano compare per la prima volta in un documento, datato al 965 e contenuto nel
Codex diplomaticus cavensis
. Del casale oggi restano una chiesa, detta Santa Maria di Giano, con annesse altre fabbriche, in cui si riconoscono alcuni elementi del vecchio casale. A 250 metri di distanza, in direzione Ovest, vi è un'altra chiesa, più piccola, detta comunemente "Tempio di Giano", molto simile a S. Angelo di Pacciano, tanto per la dislocazione planimetrica, quanto per tipologia e architettura.
La chiesa di Santa Maria di Giano esteriormente ha un aspetto settecentesco: è ad un'unica navata con volta a botte lunettata, con pilastri addossati sulle pareti laterali e collegati da archi. Tuttavia, conserva non molti anche se evidenti resti di un precedente impianto. All'esterno sono visibili i resti di un arco falcato, mentre all'interno la stonacatura della parete di fondo tra le nicchie, ha messo in evidenza una muratura molto antica, copiosamente affrescata. Ed è proprio il ricco corredo iconografico l'elemento più interessante di questa chiesa. L'autore è un ignoto frescante che opera nella zona nella seconda metà del XIII sec. e che presenta spiccate analogie con le due grandi tavole di legno raffiguranti le storie di Santa Margherita e le storie di San Nicola, un tempo conservate nella chiesa di Santa Margherita e attualmente esposte nella Pinacoteca provinciale di Bari.
Presenti anche dei cicli pittorici dedicati a San Nicola Pellegrino e a San Giacomo. Questi ultimi in particolare si distinguono per vivacità e immediatezza comunicativa. Al centro vi è il Santo, bizantineggiante e ieratico, a destra il racconto delizioso di due giovani innamorati: il giovane è povero, la ragazza invece proviene da una famiglia ricca. Per impedirne il matrimonio, il giovane viene condannato all'impiccagione, ma i genitori dello sventurato invocano San Giacomo, che interviene sollevandolo in modo che il nodo scorsoio non lo soffochi. Nella scena successiva, San Giacomo piega la torre affinchè la ragazza, lì rinchiusa, possa liberarsi. Infine i due giovani raffigurati con San Giacomo, possono coronare il loro sogno d'amore.
La datazione degli affreschi (seconda metà del XIII sec.) ed i rifacimanti settecenteschi della chiesa dimostrano che il casale non è stato abbandonato dopo l'inurbamento dei casalini. Ancora oggi nella chiesa di proprietà della parrocchia di S. Domenico, una volta l'anno, la seconda Domenica dopo Pasqua, vi si officia una messa. La chiesetta, comunemente indicata come "tempio di Giano", collocata in posizione eccentrica rispetto al casale, è ad aula unica con cupola centrale e pianta a croce contratta, ossia con transetto costituito da due nicchie ricavate nelle murature laterali, coperte da arconi. Ha l'abside semicircolare, copertura a piramide su base quadrata sull'aula centrale, e conica sull'abside, realizzata con chiancarelle.
Nella zona absidale sono presenti piccole nicchie con archetti; vi sono due accessi: quello frontale, con arco falcato e timpano semicircolare e quello laterale a nord con ricchi capitelli all'imposta. In base alla tecnica costruttiva e alle caratteristiche tipologiche si data intorno al XII sec.
casale di Pacciano
E'
ubicato sulla via Bisceglie-Corato, a circa 4 km dal paese. Il Casale di Pacciano è citato per la prima volta in un diploma di concessione del 789, in cui si fa riferimento ad alcune case rurali esistenti in Papiano.
L'importanza storica, oltre che artistica del Casale di Pacciano, è data, inoltre, da un altro documento: un atto di concessione di privilegi, datato 1074, da parte del vescovo Dumnello (secondo vescovo della chiesa biscegliese), in cui si concede agli abitanti dei casali di Cirignano, Primignano (Pacciano) e Zappino, l'edificazione della chiesa di Sant'Adoeno all'interno delle mura cittadine.
In un recinto, in parte rimaneggiato in tempi recenti, sono racchiusi tre edifici: la chiesa detta di Ognissanti, la torre con annessa fabbrica di tipo abitativo, e un altro corpo costituito da un unico vano, forse ricovero di animali. A circa 100 metri fuori dal recinto, vi è la chiesa di S. Angelo.
Tra tutte le strutture comprese nell'antico recinto spicca superba la chiesa di Ognissanti, databile non più tardi della metà dell'XI secolo. E' del tipo a navata unica voltata a botte con cupola sferica in asse, ed "a croce contratta". La cupola è coperta all'esterno da chiancarelle sovrapposte. Ha un abside semicircolare con tre monofore, evidenziata all'esterno, mentre all'interno altre quattro nicchie si aprono nella muratura perimetrale, coperte con arconi a tutto sesto. La torre, l'altro elemento compreso nel recinto, è a pianta rettangolare e di dimensioni contenute: vi è addossato un altro corpo di fabbrica posteriore. Attualmente presenta due livelli: un piano terra e un primo piano con volta a botte in pietra, ma in passato ve ne era anche un terzo. Come nella chiesa, la muratura è in pietrame appena sbozzato. Tra il 1990 e il 1991, un'indagine archeologica effettuata lungo la facciata della chiesa, ha riportato alla luce alcune tombe a fossa terragna con resti relativi a sette distinti individui, che giacevano con il capo ad Ovest e le braccia incrociate sui fianchi o sul petto.
L'area cimiteriale si data tra il IX e l'XI sec. d.C., come può evincersi dagli oggetti di corredo rinvenuti, tra cui: due monete bizantine, ceramica acroma e a bande rosse. La chiesetta di S. Angelo, infine, situata fuori dal recinto, a pianta leggermente rettangolare, presenta un'unica navata, a croce contratta con cupola in asse ed abside semicircolare. Sorprende la notevole perfezione nella lavorazione della pietra, posta in opera quasi completamente a secco. La cupola lenticolare molto ribassata appare ricostruita: all'imposta interna, sui pennacchi, è una ricca cornice, mentre all'imposta esterna della copertura dell'abside vi è un ricco motivo a denti di sega. La sua datazione è da porsi nell'ambito del XII sec.
casale di Sagina
È
il luogo sacro dell'agro. Nel 1167 furono riesumati i resti dei SS. Mauro, Sergio e Pantaleone, tra i ruderi di un oratorio costruito nella villa detta di Tecla. Su questi ruderi nel 1708 fu costruita l'odierna
cappella dei Santi
con torretta ammessa. La cappella subì un restauro nel 1918: in quell'occasione fu rifatto il pavimento, furono completate la volta e le pareti e costruito l'altare marmoreo. Nei pressi della chiesa si eleva una torre: ciò che resta del casale di un tempo. Lungo una via interna per Sagina, si incontra una cappelletta (Pedata dei Santi), eretta nel 1933 su un sasso che reca l'impronta presunta di uno zoccolo di bue. La
tradizione
vuole che, mentre i resti dei Santi venivano trasportati su un carro da Sagina al Paese, uno dei buoi che trainavano il carro, per causa della pioggia, incespicasse in un sasso, lasciandovi impressa l'impronta dello zoccolo.
casale di Zappino
Z
appino (da sappinus, specie di pino,voce latina medioevale). Nel casale sono ancora visibili, la chiesetta medievale e il recinto murario: nei pressi sorge una torre d'epoca posteriore. Nel casale si venera ancora una Madonna dal colorito bruno, apportatrice di piogge, la cui festa cade la prima domenica dopo Pasqua.
Il dipinto della Madonna è a olio su tela, incollata su una tavola centinata, posta sull'altare maggiore. Dagli inizi del secolo i biscegliesi vi si recavano in pellegrinaggio ogni sabato, dal giorno precedente la domenica di Settuagesima al sabato dopo Pasqua.
casale di S. Nicola
È
il meglio conservato dei casali. Esso presenta tracce di architettura araba nel portale d'accesso e conserva integre la cinta muraria, le due torri di vedetta e l'interno di una chiesetta romanica.
casale di Cirignano
S
orgeva a 5 km dalla città. Ne era protettrice la Vergine del Soccorso, il cui culto sarà trasferito in S. Adoeno nel 1074. Sui ruderi del casale sorge la torre Voragine
(tòrre de Verràscene)
.
casale di Salandro
D
a un nome bizantino, è situato al confine con l'agro molfettese a circa 4 Km dal paese.
casali di S. Stefano e S. Andrea
D
i questi due casali non resta ormai più nulla. Come attestano alcuni documenti, databili intorno al sec. XI, vi erano due chiesette dedicate rispettivamente a S. Stefano e a S. Andrea.
Le informazioni, per la realizzazzione di questa pagina, sono tratte da:
Bisceglie nella storia e nell'arte di Mario Cosmai.
Le fotografie sono state gentilmente concesse dal sig.
Vito Ventafridda.
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Last update: 1-Aug-2010
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